...in ordine sparso! Avanti?Tante risorse e nessuna unità nella provincia dell'impero LinuxOttobre 2000 Girare tra siti e risorse dedicate a Linux esplicitamente pensate per l’utente italiano, è una esperienza tra il disarmante e il deprimente. Ritrae senza pietà la natura del prototipo dell’italiano medio come la più trita filmografia estera ci ha sempre dipinto: furbasto, un bel po’ approssimativo, imbroglione quel tanto che basta, geniale a volte, ma sempre individualista e malpensante. Nel caso di Linux in Italia, dove l’utente non ha ancora il piacere di sentire il vento impetuoso, fresco e rigeneratore di qualche bella ed estesa iniziativa prettamente commerciale, questo fotografa una realtà forse ancora più negativa. Il ``campo da gioco'' di Linux in italiano è riflesso nei suoi portali, siti o canali web che sono costruiti o da singoli utenti le cui capacità di programmazione e amministrazione dei propri siti web sono di gran lunga migliori della loro possibilità di mantenere aggiornata e vitale la propria piattaforma, o da imprese commerciali di ampiezza piccola o microscopica le cui capacità finanziarie sono semplicemente inadeguate per mettere sul tappeto un progetto serio, ben finanziato e con qualche minima speranza di essere efficace. Un portale, per essere tale, oltre ad avere una grafica almeno gradevole, deve avere la capacità di essere aggiornato, attraendo flussi consistenti di pubblico fornendo servizi veri, contenuti veri, e capacità vere di stimolare l’attenzione del proprio pubblico, con iniziative, eventi e realtà. La teoria dell’informazione creata dagli stessi fruitori è giusta, ma solo sotto certe condizioni. Non basta permettere agli utenti di partecipare ad una discussione per creare slashdot.org, o smozzicare quattro formulette precotte su push e pull, su portali o canali per creare qualcosa come Sourceforge. Sì, esiste qualcosa che, sempre stentatamente, sembra sopravvivere più dei tre mesi canonici, raramente è qualcosa che si discosta da un sottoprodotto dell’editoria tradizionale (come il nostro sito istituzionale www.gol.it/linux). Ma veramente nulla che possa essere paragonato ad uno di quei siti bandiera dell’Open Source. E raramente qualcosa che riesca a mantenersi aggiornato in modo decente. Eppure... dietro queste realtà spesso si nascondono persone di tutti i tipi. Dagli ``opinion makers'' che hanno un peso non trascurabile all’interno della comunità Linux, agli sfegatati appassionati, i programmatori di ogni linguaggio e i filosofi delle libertà tecnologiche. Tante persone interessanti ma... invisibili. Invisibili ciascuno sul proprio orticello bene o, più spesso, alla men peggio coltivato. Friggono aria, sparlando di comunità Linux, tra le erbacce dei propri siti, senza la generosità per spendersi anche al di fuori del proprio piccolo recinto. C’è chi sostiene che essendo limitato il mercato non c’è lo spazio per ``condividere'', c’è chi quando fa una cosa poi vuole un ritorno, c’è chi semplicemente non ha tempo, c’è chi non gliene frega, c’è chi adesso fa qualcosa di più redditizio. C’è sempre chi ha qualche scusa pronta. D’accordo, a parte la dorata eccezione americana, non che la realtà estera sia tanto diversa. Forse un tantino meno dispersa e più generosa in paesi come Francia e Spagna. E, non che fino a qualche tempo fa non fosse così anche in America. Ma, con buona pace di quanti innalzano barriere ideologiche tra Free-software e Open Source, l’unica cosa che sembra aver cambiato impetuosamente questo stato di cose è stata proprio l’apparizione della forza coerentemente coesa alle spalle dell’Open Source e della propria realizzazione. O’Reilly, VA Linux, Andover.net, Red Hat, Caldera, per citarne solo alcune, sono tutte imprese commercialmente modeste, hanno capito che, per crearsi un mercato totalmente nuovo, a nulla sarebbe servito coltivarsi ciascuna le proprie solitarie piantine. Ma sembra proprio che in Italia sia diffuso... il pollice verde... Emmanuele 'exedre' Somma "...in ordine sparso! Avanti?" (
http://www.exedre.org/exedre/avanti/avanti.shtml
)
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