Per un generale ripensamento sul supporto a *questa* anti-pirateriaIntervento sulla mailing-list dell'Associazione Software Libero24 Maggio 2001 Roma, 24 Maggio 2001 Penso di dover dire una cosa sull'argomento. Proprio la prima cosa che mi lascio sfuggire dopo la nota vicenda de "l'umiliazione inflitta dal Garante della Pubblicità alla BSA, imponendole il ritiro del mendace spot pubblicitario voluto dalla stessa a sostegno di una vera e propria campagna intimidatoria" (come dice Stefano "Barninga" Barni su ZEUS News Numero 206 del 21 Aprile 2001 "Note sul copyright - Parte I" ). Scusandomi della lunghezza di questo messaggio e ringraziando per l'ospitalità l'associazione di cui non faccio parte, mi permetto di intervenire, non invitato, su questa lista per due motivi. Il primo è l'imbeccata di Daniele Giacomini e il secondo è una lettera, che ho ricevuto nella casella postale di Linux Magazine, di un lettore della rivista, che nel contempo sembrava essere (o essere stato?) un lettore di questa area di discussione. [ Col quale mi scuso per non avergli mai risposto in privato. Avendo peraltro perso il suo indirizzo, spero che possa trovare in questa lettera un'esauriente risposta. ] Nella mail di Giacomini si sostiene, nella sostanza, che bisogna essere acquiescenti con il "terrorismo" psicologico delle pubblicità pro software proprietario. Non particolarmente coraggiosa, la sua è però una opinione moderata, legittima e peraltro ben diffusa nella Comunità. Posizione espressa tanto per fare qualche esempio già da Paolo Attivissimo sulla continuazione di un articolo scritto per la Gazzetta dello Sport e che è stata per un po' di tempo all'ordine del giorno sui commenti di un articolo di Esko Woudenberg su OsOpinion. Una posizione chiara, definita e ragionevole: "E' importante aiutare (o almeno non contrastare) la Microsoft e la BSA nell'operazione di difendere i produttori di software proprietario dalla pirateria". Una posizione da cui discende, tra l'altro, lo scetticismo della reazione di Daniele quando lo informai dell'azione contro la BSA. Una posizione peraltro che sembra mettere al sicuro dall'inevitabile attribuzione delle peggiori nefandezze dei pirati. Se non siamo contro l'anti-pirateria --credo che sia il riflesso di pensiero-- nessuno ci potrà dare dei pirati. Invece chi mette in dubbio questa cosa, già parte dalla posizione di svantaggio di dover giustificare la propria "condivisione" con i "pericoli malviventi" che sono i pirati. Di altro tenore invece le parole del lettore che invece si lamentava con me che ben pochi avessero compreso quanto fosse importante, per il "free software" porsi su un altro piano e distanziarsi tanto dalla pirateria quanto dall'anti-pirateria. Dalla prima perché evidentemente fa il gioco dei produttori di software proprietario, dalla seconda perché... pure, ma tanto di più perché, diceva con toni molto rigidi: "Io con questi non ci voglio fare affari!". Una lettera arrivata in un periodo particolare e quindi degna di una mia particolare attenzione. Il tutto girava anche attorno ad una risposta che il lettore aveva ottenuto non so da chi all'interno di ASSOLI (persona importante, forse il presidente, poiché lui lo identificava con l'Associazione). Risposta che avrebbe dovuto suonare piu' o meno cosi': "Non ci interessa proteggere chi si usa o traffica con software pirata". Sembra una posizione "logica" e giusta, ma... La questione che ha valenza generica si riferiva -- incidentalmente -- alla bufala svelata in questi giorni su quel fantomatico prodotto Microsoft che avrebbe, attraverso un software spia, spedito automaticamente alla casa madre l'elenco delle installazioni e, non trovando rispondenza con una licenza, attivato una procedura legale di infrazione facendo eventualmente scattare una denuncia penale. Una bufala, peraltro non così evidente perché basata su una esplicita ammissione da parte della casa di Redmond sull'uso di programmi spia su Internet per acquisire proprio questo tipo di dati, che ha certo dato modo (ovviamente a chi se ne e' interessato) di porre in risalto, anche nelle apposite sedi istituzionali, di alcuni "problemi di sicurezza" del software proprietario. In particolare in tema di privacy. Quello che non suonava strano al lettore, ma certamente a me sì, è che proprio chi è in prima fila nello stigmatizzare quella violazione che sembra a molti inaccettabile della privacy che è lo spam tanto da invocare a gran voce, oltre qualche pena divina, l'intervento censorio del Garante della Privacy, invece poi, di fronte a queste, piu' evidenti e subdole minacce dice: "No grazie non ci interessa, facciano pure quello che vogliono". Nella specifica questione del software pirata, però, quella assunta (io non so se e' veramente cosi' riporto solo una cosa che mi e' stata detta, ma e' verosimile che il Presidente di ASSOLI abbia preso questa posizione, peraltro assolutamente giustificabile) da questa associazione è una posizione che sembra essere la diretta conseguenza della precedente considerazione di Giacomini (o Attivissimo e gli altri) sul buon occhio con il quale si dovrebbe guardare a queste attività, qualunque cosa facciano perché, tanto, "farebbero il gioco del Free Software". Nulla di male in questo, ovviamente. Ma lo si dica chiaramente: "Siamo dalla parte di questa anti-pirateria, di questi metodi e di questi protagonisti: e quindi viva la BSA e i suoi spot!". Non si viva nell'equivoco del non-visto/non-sentito/non-detto. Non è mio interesse giudicare o commentare la strategia di associazioni importanti come ASSOLI o ILS, le loro tattiche d'azione e i propri "budget" d'attività, come quindi intendono utilizzare le risorse -poche o tante- di cui hanno a disposizione. Qualunque cosa fatta è buona -purche' qualcosa sia fatta. E ogni discussione generata è altrettanto buona se poi serve a qualcuno per "fare qualcosa". Da esterno non sono nella posizione ne' di poter esprimere giudizi sull'operato di quanti si stanno attivamente dando da fare ne' di poter pensare di orientarne l'opera. Non è neppure mio interesse trascinare in un battibecco su questi temi persone come Daniele Giacomini o, per esempio Alessandro Rubini che, invece a me sembra, stia in una sponda radicalmente opposta. Con i quali sarò ben contento di discutere questa cosa pacatamente in margine ai lavori di revisione del libro sull'argomento. Quello che solo intendo sottolineare, pubblicamente, è che questo approccio se può essere superficialmente interessante apre una gran quantità di problemi ed interrogativi che soverchiano la semplice contrapposizione Microsoft/Linux - software proprietario/libero, e portano in gioco elementi che costituiranno una evidente barriera proprio contro l'open-source/free-software quand'anche e se si dovesse vincere la guerra (non-nostra) contro la pirateria. Primo tra tutti quello della proprietà intellettuale "allargata". Ostacoli che inoltre, una volta presenti, saranno tanto più difficili da sorpassare proprio perché la Comunità del Free-Software dovrà mostrare un generale ripensamento, e dei distinguo tardivi e difficili da motivare. Sia Daniele che Alessandro a questo punto dovrebbero essere ben avvertiti della argomentazione completa avendo avuto modo di leggere i primi capitoli del libro. Se ci sono queste distinzioni con questa anti-pirateria, con questi suoi metodi e su questi personaggi è importante, ed è questa la mia opinione, che vengano tutte fuori subito e che le "forze in campo" -come le associazioni o i singoli la cui "statura morale" abbia un peso rilevante nella comunità, come Giacomini o Rubini- si pronuncino, e subito. Siamo adesso ad un punto di svolta. E, lavorando a questa ipotesi con un certo rigore, ho la sensazione che l'Italia sia, su questo, una vera e propria frontiera. Esiste uno "specifico italiano" molto interessante... La Microsoft, nello smentire il proprio coinvolgimento nella questione "bufala spia" afferma che "l'utilizzo di questi strumenti [...] non contribuisce a far emergere sulla Rete una "cultura della legalità" ponendo invece sul campo elementi di confusione e di preoccupazione". Una "cultura della legalità" che sta molto a cuore all'asse Microsoft/BSA perché sarà l'essenza del proprio nuovo business creato da .NET: lo sfruttamento della proprietà intellettuale tramite l'intermediazione dei contenuti. Una "cultura della legalità" che forse si sostanzia in quella propugnata negli spot BSA ovvero una "cultura della legalità" che, parafransando la SIIA (Software & Information Industry Association un'altra importante società di tutela dei produttori informatici), "può avvenire solo a discrezione e sotto la direzione della Microsoft". E cosa dire a quel richiamo sugli "elementi di confusione e preoccupazione", che tradotto nel nostro linguaggio sarebbe "FUD" Paura, Incertezza e Dubbio, pratica commerciale principe di molti produttori commerciali di software proprietari, si veda ad esempio l'ultima campagna pubblicitaria della stessa Microsoft: unica certezza in questo mare di problemi. L'azione di questa anti-pirateria tende essenzialmente a rendere impraticabile le soluzioni Free-Software criminalizzando indiscriminatamente la copia "as is" come forse si erano già accorti nel 1997 gli autori di "Spaghetti Hacker" quando dicevano "Fatto sta che associare la duplicazione al furto consentirebbe di creare una sorta di colpevolizzazione diffusa che induce nella gente --specie fra i non addetti ai lavori-- la relazione duplicazione-furto-reato-delinquente, che diventerebbe subito dopo duplicazione-delinquente" (Sefano Chiccarelli - Andrea Monti). Che questo possa discendere solo da un generale dissenso contro il software libero è legittimo da parte di Microsoft e BSA. Ma la congregazione d'affari che vede unita Microsoft ai produttori "Multimediali" Hollywoodiani, alle major discografiche e i pochi grandi editori del broadcasting televisivo e satellitare e della carta stampata, e che vede la propria prima linea nelle varie RIAA, MPAA, SIIA, SPA, BSA ed in Italia SIAE e Ordine dei Giornalisti, forse dovrebbe lasciar intravedere ben altri interessi per cui la presenza di una "informazione libera" (perché il software è ben "informazione in atto") è una nota decisamente dissonante e soprattutto un esempio molto pericoloso. Non vale invocare la "colpa del legislatore e non di queste congregazioni" (come mi è stato contrapposto in mail privata da un revisore del libro) che farebbero solo il proprio "mestiere". Non vale proprio. Il legislatore è "frutto" di questi mestieri che, quand'anche fossero evidenti e palesi -- e non sempre lo sono -- creano le condizioni per cui il legislatore agisca. Senza un confronto, anche polemico, con questo modo di vedere ed agire, noi (che, in fondo vale la pena ricordarlo, siamo "i veri legislatori") accettiamo quelle tesi e quelle prospettive. Quindi se è vero che non ho nulla in contrario contro il "mestiere di BSA o Microsoft o compagnia bella", pretendo che venga conosciuto e riconosciuto che io ho un "mestiere diverso", in totale contrapposizione e disaccordo. E il legislatore che deve prendere una decisione dovrà tener conto anche del mio radicale antagonismo rispetto a quella visione, per quanto poco o tanto possa valere. Pretendere che questo sia solo un confronto tra due pezzi di software, tra Linux vs. Windows, non è solo riduttivo. Sbaglieremmo a credere che la criminalizzazione della "copia" del software, che significa una criminalizzazione anche di tutto il "software liberamente copiabile" e per estensione di tutta l'informazione "libera", ovvero di tutto ciò che non sia "posseduto" dagli "intermediatori di saperi" che da sempre hanno avuto, e vogliono mantenere, il potere di "orientare" le masse (se non altro), serva solo a deprimere i primi timidi esperimenti di realizzazione di un nuovo assetto dell'informazione basato su una più onesta e democratica condivisione dell'informazione fondata a sua volta sull'apertura e la libertà dei contenuti. E che questo venga fatto solo per la "pericolosità" commerciale di questi esperimenti. Il tentativo, con un investimento peraltro pagato anche con denaro pubblico, è quello di estirpare violentemente anche solo l'idea di una "indipendenza" dei cittadini per evitare il formarsi di una coscienza collettiva della libertà individuale che i moderni mezzi tecnologici stanno attribuendo agli individui. Si vuole estirpare così l'idea della possibilità di intessere relazioni da pari a pari (peer-to-peer P2P) che spezzano "le logiche che le grandi società del settore cercano di imporre ai singoli e anche ai governi" parafrasando l'opinione di S. Rodotà espressa in una recente intervista, stimolando quello che in tutto e per tutto sta divenendo una indebita pressione realizzata attraverso lo stimolo di sentimenti irrazionali. Si vuole imporre il "tabù della pirateria", per evitare di dover discutere dei problemi, non banali, che comporta la "proprietà intellettuale allargata". In definitiva, la "pirateria" che "i Padroni dei Bit" stanno tentando di far sparire dalla società sono tutte "le possibilità individuali aperte dalle nuove tecnologie, che permettono alle Persone di essere tanto liberamente Consumatori quanto sarebbero liberamente Produttori", di guadagnare oltreché spendere nel mercato dell'informazione. Una cosa tanto pericolosa e terrorizzante in quanto percepita come massimamente incontrollabile (si vedano a questo le considerazioni del commissario straordinario della SIAE Masi e del Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia che, pur polemizzando aspramente tra di loro, su questo hanno le idee incredibilmente chiare e in perfetta consonanza: "il vero problema è che non è controllabile" dice Masi riferendosi alle nuove tecnologie P2P. Il vero problema è questo! Non sarà che il resto, tanto per usare le stesse parole che il Prof. Masi ha riservato al Dott. Abruzzo, siano forse "puttanate di dimensioni mitiche"?). Io dico che "Proteggere chi usa o traffica con software pirata" è invece oggi proprio il compito principale di chi vuole fare una scelta di libertà, nel software come nell'informazione. Proteggerlo innanzitutto dalle conseguenze dei propri stessi atti, tra le quali lo spauracchio della galera agitato dalla BSA è proprio la meno grave. Proteggerlo dal pericoloso inquinamento della vita civile che sta realizzando sia che si trovi nella posizione di anello della catena di distribuzione del software pirata sia trovi nella parte teminale come utente, trattenuto dal collare di software proprietario e pirata. Proteggere lui proteggendo noi stessi e la nostra società. Soldati (volontari?) della stesso esercito di schiavitù individuale, pirati ed utenti di software proprietario, hanno una sola via di salvezza: la diserzione! E non sarebbe la prima volta nella mia vita che parteggio o aiuto i per i disertori. Proprio non capisco la gioia di alcuni altri "uomini liberi" quando vedono che quell'esercito inasprisce l'arbitrarietà delle pene per i propri soldati. Un puro piacere sadico che non condivido affatto. Anzi per uno spirito democratico (invero un po' demode` in questi periodi) preferirei che i carnefici rispettassero almeno le regole della propria legalità, che non ne distorcessero le garanzie che dicono di voler sostenere. Questo il senso dell'azione contro la BSA che, ricordiamolo, l'Antitrust non ha voluto prendere in considerazione (almeno per adesso) pur in presenza della condanna del Giuri' e quindi non è stato possibile, pur con l'evidente ingannevolezza, imporre all'Alleanza, ad esempio, il "risarcimento" informativo realizzanto con l'acquisto di una pagina a pagamento sul Sole 24 Ore riportante le ragioni della condanna. Una prospettiva, di svariati ordini di grandezza più interessante, per la visibilità che poteva generare, di tante altre per cui si sono spese molte più energie e risorse e che hanno portato risultati modesti e controversi, mi permetto di dirlo solo perché per l'estrema solitudine con cui è stata condotta questa operazione non c'è il rischio di far torto a qualcuno in particolare, ma solo a tutti e quindi a nessuno. Io forse sbaglio, come mi è stato più volte fatto notare "stategicamente" ci farebbe maggior comodo non contrastarli. Ma io di strategie e tattiche non mi sono mai fidato: solo di azione. Non mi sembra sia mai capitato nella storia che "non facendo" si sono cambiate le cose. Emmanuele 'exedre' Somma "Per un generale ripensamento sul supporto a *questa* anti-pirateria" (
http://www.exedre.org/exedre/ripensamento/ripensamento.shtml
)
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