Una L prima di tante I. E una S prima della L: Software LiberoModernizzazione tecnologica dell'Italia?Prego Presidente Silvio Berlusconi ascolti anche noi! Aprile 2003 Che libertà hanno i cittadini che la Pubblica Amministrazione costringe ad acquistare i programmi utili solo a colloquiare con essa? Che libertà hanno i consumatori che non possono scegliere tra diversi produttori e prodotti? Che libertà hanno le Amministrazioni che acquistano software senza confrontare possibili alternative? Che libertà rimane ai cittadini quando tutti i loro dati personali sono trattati in programmi di cui non si conosce il funzionamento? Che libertà rimane al nostro Stato quando dipende funzionalmente da una unica organizzazione? Questi acquisti obbligati, l'inefficienza di un mercato in sostanza monopolistico, l'insicurezza della proprietà più inviolabile di ciascuno di noi che è l'identità, lo spreco di risorse pubbliche nell'acquisto di licenze di programmi ingiustificatamente costosi, la paura di essere completamente dipendenti tecnolgicamente e gli alti costi che comporterebbe una riconversione, sono Tasse, Signor Presidente, imposte a tutti i Cittadini e a tutte le Imprese italiane. Sono Tasse delle quali non si avvantaggia nessuno in questo Paese, e solo pochi, forse uno, fuori. Un Cittadino della Società dell'Informazione deve avere:
Gli autori di software stanno facendo molto in questo campo adottando licenze di distribuzione dei propri programmi che le persone e le imprese capiscono e apprezzano. Perchè si capisce e si apprezza sempre chi ti considera degno di maggior rispetto. Non così la Pubblica Amministrazione in Italia! Impresa? Informatica? Inglese? Ci lasci dire, Signor Presidente, che in queste cose non siamo secondi a nessuno. Ci permetta di suggerirle che prima di questo deve garantire ai Cittadini lo strumento per non essere degli schiavi. Soggiogati dalle grandi Imprese multinazionali, semplici utenti di un'informatica incomprensibile e fumosa di pochi eletti, e supini alla supremazia tecnologica estera. La veloce diffusione del Software Libero, e l'ampio tasso di pirateria del nostro Paese, hanno dimostrato che la poca diffusione della tecnologia informatica non è una questione di ignoranza: è un problema di costo. In particolare dei costi assurdi di una così vasta Pubblica Amministrazione, con la sua funzione di motore dell'economia, sperperati nei vani acquisti di licenze proprietarie. È questo che ostacola la diffusione delle tecnologie nel nostro paese e che porta ad uno spreco di risorse che potrebbero essere invece investite in attività più utili ai Cittadini alle imprese e al Paese, ad esempio nel supporto tecnico, nell'addestramento e nella formazione, nel valore aggiunto dei sistemi informativi. Tutte cose in cui le aziende che usano Software Libero sono maestre (anche perchè è dalla qualità di questi servizi che trovano il proprio sostentamento). Quale norma di buona economia stabilisce che laddove esistono alternative di minor costo e maggiore qualità non bisogna considerarle? Quale ideologia lo predica? Signor Presidente, ci uniamo al coro di chi le chiede di esaminare Linux in prima persona installandolo liberamente sul proprio computer, usando il proprio masterizzatore per fornirne copie ai propri familiari e collaboratori. I programmi liberi, oltre ad essere pienamente funzionali, hanno il pregio di poter essere legalmente redistribuiti. Rispettando il Copyright e tutte le leggi sul Diritto d'Autore, che noi usiamo per dare diritti agli utenti e non toglierne. Molti imprenditori e professionisti, in special modo molti giovani, lavorano e producono negli ambiti più diversi, anche molto avanzato come la bioingegneria o tradizionale come la maglieria e il tessile, valorizzando la propria professionalità e senza i costi nascosti di una dipendenza tecnologica incontrollabile. Questi programmi gli permettono di essere aggiornatissimi, in tempo reale: minuto per minuto su Internet. Senza aspettare che qualcuno decida che è arrivato il momento di conoscere una novità o di rimuovere un pericoloso errore di programmazione. E soprattutto senza censure, come è avvenuto nel caso di un noto produttore di sistemi operativi e di un noto linguaggio di programmazione di una azienda concorrente. Il software libero offre reali possibilità di sviluppo economico, permette la creazione di posti lavoro locali, non necessita investimenti tanto diversi da una formazione Unix che qualsiasi facoltà di ingegneria, fisica, matematica, statistica o informatica, e molte di medicina, chimica, biologia ed economia sono già in grado di fornire. Gli investimenti industriali necessari poi sono dell'ordine di poco più di una potente workstation per dipendente, ridicolmente bassi se li confrontiamo con gli altoforni e i raffinatori che pure si continuano a finanziare. Esiste già quindi un circolo di produzione delle competenze necessarie, andrebbe solo utilizzato a dovere. Altri paesi, poveri come il Sud Africa o ricchi come la Germania, l'hanno già fatto. E anche se lei è un fan di Bill Gates, come ebbe a dire qualche tempo fa, la invitiamo in questo campo ad essere un fan del nostro paese, piuttosto. Faccia la cosa giusta! Emmanuele 'exedre' Somma "Una L prima di tante I. E una S prima della L: Software Libero" (
http://www.exedre.org/exedre/unaelle/unaelle.shtml
)
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