RedHat e il gioco win-winSe fare affari è tutta questione di indovinare il tempo,allora Red Hat non ha sbagliato un colpo. Dicembre 1999 L'efficace packaging di un Linux off-the-shelf, l'offerta ben riuscita di supporto, la sorprendente quotazione in borsa, e la recente strategia di consolidazione aziendale che ha portato perfino all'acquisto della leggendaria Cygnus Solution per oltre 600 milioni di dollari, sono tutte mosse imbroccate al momento giusto. In confronto tutti gli altri principali distributori sembrano avere strategie industriali ancora primitive. Young e soci hanno saputo far leva su moderni strumenti finanziari per raggiungere posizioni privilegiate sul mercato. Questo dà fastidio sia perché sembra ferire lo spirito cooperativo che vige, come legge scritta, nell'Open Source, sia perché una posizione di mercato così rilevante può dar luogo ad una separazione strutturale tra le ``comuni distribuzioni'' e le soluzioni proprietarie di Red Hat, che potrebbe portarsi via una consistente fetta di utenti. Però in questa fase primordiale di evoluzione dell'ecosistema d'affari dell'Open Source, Red Hat sa che non può deprimere gli utenti Linux, perché una qualunque perdita di un nuovo utente di una qualunque distribuzione Linux per qualsivoglia ragione è una perdita netta per l'intero ecosistema. È tecnicamente quello che viene chiamato un gioco lose-lose, dove la perdita per uno diventa la perdita per tutti gli altri. Linux è strutturalmente costruito per generare gli anticorpi di eventuali mire egemoniche. La storia imprenditoriale di Red Hat è l'evidenza cristallina di una adesione non formale ai principi cooperativi dell'Open Source. Ci sono ragioni, insomma, per non dubitare. Ma se questo è vero per Red Hat, quanto ci si può fidare che qualche big-boss dell'IT in vena di sprecare spiccioli dei suoi profitti proprietari non finisca per investirli nell'Open Source solo per succhiarne il sangue? Questo è un po' il test acido che Linux deve sopportare. L'acquisizione di caratteristiche marcatamente commerciali non ne trasformerà radicalmente le dinamiche di sviluppo? E se, e quando, verrà meno l'euforia per la novità delle grandi firme, che oggi supportano Linux così com'è, si faranno i conti con la loro necessità di garantirsi profitti certi e quindi forme di lock-in degli utenti sulle proprie soluzioni? Un esempio tra tutti a metà tra il fantascientifico e l'impossibile: e se Microsoft proponesse sì un Office per Linux (peraltro invocato a gran voce come fosse pietra di paragone delle capacità di un sistema operativo <sigh!>) ma lo legasse tanto strettamente ad una distribuzione da non permetterne l'esecuzione su altre? Eventualmente una distribuzione Linux di casa Microsoft? Un gioco win-lose dove a vincere è solo quest'ultima. Emmanuele 'exedre' Somma "RedHat e il gioco win-win" (
http://www.exedre.org/exedre/winwin/winwin.shtml
)
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